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Nel sito gli studiosi possono trovare informazioni sulla cittą di Formia in etą medievale, dal raccordo con il tardo antico al termine del basso Medieovo.

I saggi sono condensati dalle pubblicazioni di Roberto frecentese riportate in calce.

Senza alcuna pretesa di esaustivitą, vengono ripercorsi alcuni tratti della storia formiana.

La bibliografia riporta i contributi pił significativi assieme ad alcuni studi di carattere pił generale, utili come punti di riferimento.


 

La chiesa di S. Erasmo: itinerario archeologico

Le fasi costruttive

La chiesa, così come oggi si può osservare, fu costruita tra il 1538 ed il 1560 sopra quella fondata intorno alla metà del IV secolo.
La scelta del luogo, sulla sommità del colle detto il Borsale, è spiegata dal fatto che, come quella che la precedette, anche questa chiesa fu edificata proprio sul luogo ove fu sepolto S. Erasmo.
Sin dalle origini, il santo fu tenuto in grande venerazione dalla comunità cristiana, e per serbarne la memoria, sul luogo della sua sepoltura, fu costruito un martyrium (da martyr = testimone), una basilichetta absidata a carattere funerario, nota come basilica ad corpus.
Col trascorrere degli anni il culto crebbe notevolmente; molti vescovi vennero sepolti accanto alla sua tomba e numerose città vollero avere reliquie del santo che invocarono quale patrono.
Verso la metà del IV secolo, nel clima di fervore urbanistico promosso da papa Damaso, nel luogo dove già era avvenuta la monumentalizzazione della tomba, fu eretta una vera e propria basilica adiacente il martyrium, ma tuttavia autonoma, come bene è stato chiarito dalle ricerche di questi anni.
Al tempo di Gregorio Magno (+ 604) la basilica, che probabilmente cominciava a presentare segni di fatiscenza per effetto delle infiltrazioni di acqua della vicina collina, fu sottoposta ad un radicale rinnovamento.
Per rendere l'edificio più sicuro ne furono rinforzate le fondazioni con getti di calcestruzzo e murature di rincalzo e, per consentire ai fedeli di accedere più agevolmente alla tomba del martire, fu creata intorno ad essa un corridoio semicircolare, che, contestualmente all'innalzamento del livello del pavimento del presbiterio, permetteva di posizionare l'altare al di sopra della memoria, lasciando questa sempre accessibile.
Al tempo del pontificato di Leone III (795-816), di Leone IV (848-855) e di Nicolò (858-867), sono da far risalire importanti lavori di ampliamento e di consolidamento della chiesa. Fu inoltre creata una cripta supplementare del cosiddetto tipo a navata, che inglobava parte dell'antico martyrium.
Alla stessa epoca sono da ascrivere anche gli stucchi ad intreccio di nastro vimineo, che ne decoravano le pareti, il ricco corredo marmoreo, e la suppellettile liturgica, di cui restano, oggi, solo sporadici frammenti della recinzione presbiteriale, degli amboni per la lettura delle epistole e degli evangeli, di un ciborio, di un paliotto d'altare.
Verso l'XI-XII secolo, la chiesa fu rinnovata in forme romaniche e gli elementi pseudo-ogivali presenti un alcune murature lasciano intendere che l'operazione dovette durare a lungo.
Nel 1532 l'abbazia fu notevolmente danneggiata dai Turchi, così, quando ne fu deciso il restauro, poco rimaneva della struttura originale. Tuttavia quel poco doveva essere conservato rigidamente, secondo i canoni stabiliti dal Conclio tridentino: le chiese antiche potevano, sì, essere rinnovate, ma avendo cura di salvare tutto quanto in esse poteva ricordare i primi secoli del cristianesimo e, in genere, tutte le memorie.
Ecco perché il martyrium, la cripta sotto il presbiterio, la cripta carolingia, le tombe dei martiri e dei vescovi, l'episcopio, e moltissimi altri frammenti della vecchia cattedrale, sono stati scrupolosamente conservati.

Il martyrium

E' una costruzione unitaria a carattere prettamente funerario, strettamente connessa al culto del martire Erasmo, eretta intorno alla seconda metà del IV secolo, all'indomani dell'editto del 27 febbraio 380, sopra la tomba venerata per serbarne la memoria.
Si tratta di un piccolo edificio a pianta rettangolare con abside semicircolare, che non segue lo stesso orientamento planimetrico dell'attuale chiesa.
Dell'edificio antico, oggi restano solo parte della fondazione dell'aula e una piccola porzione dell'alzato dei muri dell'abside.
Questa si presenta divisa in due tronconi da una apertura a breccia operata in epoca tardo rinascimentale per consentire la costruzione di una camera funeraria, di cui resta la traccia in alcuni brani superstiti di muratura.


La parte superiore dei muri e tutto quanto oltrepassava il piano imposto dalla costruzione medioevale e rinascimentale è andata interamente perduta. E' stata invece risparmiata da tutti gli interventi edilizi successivi, gelosamente conservata nel tempo, la tomba al centro dell'abside, che, stante le sue caratteristiche, non può non aver avuto altra funzione che quella di contenere delle reliquie particolarmente venerande.
E' da notare, a tale fine, che questo è l'unico esempio fin'ora accertato di un manufatto a iconografia semicircolare riscontrato localmente in una struttura edilizia dei primi secoli del cristianesimo. Essa, pertanto, va vista non come semplice elemento strutturale, ma come concretizzazione architettonica di un concetto già presente ed affermato nell'architettura basilicale della tarda Repubblica e dell'età di Augusto, quando l'abside è intesa come punto focale della composizione e sede della maestà dell'imperatore.
Allo stato attuale non si hanno elementi certi per definrne la copertura. Non sembra vi siano motivi per dubitare che l'edificio fosse coperto con una struttura a capriata lignea, in quanto le pareti non contraffortate della navata, nonostante la ridotta dimensione della campata, non avrebbero potuto sostenere il peso e le spinte di una volta in muratura.

Varcato lo stretto adito, il vano successive (C4) è senza dubbio il luogo più importante di tutto il complesso. Lo si intuisce dall'insieme degli elementi che vi sono stati individuati, tra cui la presenza di una tomba internamente rivestita in marmo, su cui venne eretto un altare in muratura, munito sulla fronte di un'apertura rettangolare, la fenestella confessionis, che consentiva ai fedeli di guardare la tomba e di avvicinare alle reliquie del martire dei brandea.
È da notare come la tomba, posta al centro dell'abside, presenta dimensioni pù grandi delle normali sepolture, superando i due metri di lunghezza; ciò confermerebbe l'ipotesi di un seppellimento diretto in quel luogo, piuttosto che una traslazione postuma.
Una serie concomitante di indizi di natura archeologica ancorché agiografici e storici, consente, a ragione, di attribuire la tomba al martire Erasmo: si tratta di un loculo in muratura, rivestito internamente di marmo. Una lastra, anch'essa di marmo, trovata spezzata in tre frammenti perfettamente combacianti, fungeva da coperchio.
Su di essa era posto l'altare in muratura, che, per quello che è dato vedere oggi, era del tipo a mensa, consistente cioè in una pesante lastra marmorea sorretta da murelli su tre lati, in quanto il quarto lato, quello sud, era pressoché addossato alla parete dell'abside.
Di questi murelli oggi resta solo quello sud a forma di U. Su di esso e nel vano della fenestella confessionis è andato a posarsi uno dei plinti pertinenti la fondazione della chiesa olivetana.
Il murello, nella parte a vista, conserva ancora tracce dell'intonaco originario e della colorazione. Sulla faccia opposta reca un graffito con lettere latine in cui sembrerebbe leggervi il nome Er(asmo).

Chiesa di S. Erasmo. Schizzo assonometrico della tomba attribuita a s. Erasmo (disegno A.G. Miele).


A ridosso del lato sud dell'altare (sinistra di chi guarda), in parte distrutta da murature posteriori, è una seconda tomba rivestita internamente di tegoloni fittili, di cui resta l'impronta impressa nella malta del riempimento che, seppure fuori dell'ambito dell'altare, è da porre in relazione diretta con la prima. Essa senz'altro è posteriore alla tomba principale, tuttavia costruita in un breve volgere di tempo.
Di queste due tombe la prima, quella monumentale, conteneva certamente le spoglie di un martire, la seconda, ad sanctos, va senz'altro posta in relazione con quella venerata e non può non aver contenuto le spoglie di un personaggio estremamente influente, contemporaneo di Erasmo ed a lui in qualche modo legato.

 

L'area cimiteriale

Il vano (Y), che si apre a nord, è una vasta area che corrisponde alla navata centrale della chiesa attuale e all'aula dell'edificio dei primi secoli.
Gli scavi hanno evidenziato in questa zona un coacervo di tombe che comprendono sepolture pagane e cristiane dei primi secoli, fino alle fosse comuni del XVII e XVIII secolo.

Chiesa di S. Erasmo. Resti dell'area cimiteriale


Addossate al muro nord, tra il secondo e terzo plinto, delimitate a est e a sud da un murello moderno, con cui fu consolidato il banco di arenaria e le formae risparmiate dagli sterri iniziali, sono visibili alcuni loculi di inumati. Si tratta di una tomba a cassa quadrangolare con pareti in muratura coperta con tegoloni, a cui si affianca una seconda tomba con copertura del tipo cosiddetto alla 'cappuccina'. Tracce di un ulteriore sepolcro bisomo, cioè con tombe sovrapposte tra loro, sono visibili un po' più a destra, separate dalle precedenti, da un banco di arenaria occupato solo in parte.
Resti di sepolture sono, infine, visibili addossate al muro sud, mentre tracce di almeno tre fosse comuni a camera, sono visibili sul pavimento all'altezza del terzo pilastro e nella tessitura del muro di fondo a est.

 

La cripta anulare

Questa struttura, individuata con precisione in alzato ed in pianta, documenta una delle prime fasi di riadattamento e di ampliamento dell'edificio. Ideata per contenere le reliquie del santo e permettere la venerazione ai fedeli, era situata al di sotto del pavimento del presbiterio.
Vi si accedeva con 6-7 scalini (4 sono ancora in situ) a destra ed a sinistra, parallelamente all'asse della chiesa: ingresso ed uscita per sfilare davanti alle reliquie del martire.
A metà del corridoio semicircolare, si stacca un piccolo vano quadrangolare, in parte obliterato dalla costruzione postuma di una camera funeraria. La rimozione delle superfetazioni seriori, al colmo dell'estradosso della curva, operata nel corso degli scavi, ha messo in luce una sezione muraria, caratterizzata da un'apertura quadrangolare, in cui è da riconoscere il vano di una fenestella, attraverso la quale, come ricorda s. Gregorio di Tours, i pellegrini potevano introdurre la testa e chiedere, ad alta voce, la grazia desiderata, secondo una pratica comune a tutta la cristianità.

 

Cappella carolingia

È un ambiente a pianta rettagolare molto allungata, adiacente la navata sinistra della chiesa. Orientato trasversalmente al martyrium, di cui ne ingloba parte dell'aula, conserva sulla fronte est tre colonne romane di spoglio, su cui sono voltati due archi a tutto sesto pertinenti ad una ristrutturazione postuma.
Nella forma in cui si presenta oggi misura m. 21,50 di lunghezza ed ha una larghezza di poco superiore a m. 3,10, con un rapporto di 1:7 circa.
Si compone essenzialmente di tre vani tra loro strettamente correlati ed interdipendenti, di cui, quello ad ovest caratterizzato dalla presenza di tombe in muratura di età altomedioevale.

Chiesa di S. Erasmo. Cappella "carolingia". Stucchi con nastri a intreccio vimineo.

Cappella "carolingia". Tombe.

Cappella "carolingia". Bancale funerario.
La particolare destinazione del piccolo edificio in cui è forse da riconoscere una cripta supplementare del tipo cosiddetto a navata, nata dalla necessità di creare spazi adeguati alla acquisizione di nuove reliquie e permetterne la venerazione, risulta dalle quattro nicchie laterali, le cui tracce sono ancora visibili sul muro nord. È certa, tuttavia, una sua funzione essenzialmente funeraria, come dichiarano le tombe ritrovate nello scavo degli anni '70 sotto il piano del pavimento.

 

Epigrafia cristiana

---] E VIXIT Christogramma / [---]BRES palma Christogramma

L'epigrafe funeraria contiene il segno simbolico-grafico del Christus.

 

OBSCECATA · TEMPORA · LVC/TVOSQVE · GRANDE · REL/ICTVM · MIHI · MAXIMO / A GAVDENTIA · CONIVGE / CARA · CVM QVEM · SINE / VILE · VIXI · ANNIS VIII / MENSES · SEX · DIES · XXIII / LARGA · OBSEQVIA · / ERGA · CONPAREM · FA/CIENS MERET[..] E[..] / IAM · FINES · AETERNE / DOMVS · TVMVLOQUE / REQVIESCIT
L'epigrafe ha un andamento metrico sul modello dei quasi versus d'età tardo imperiale. La datazione può farsi risalire al periodo successivo la persecuzione dioclezianea, a motivo del contenuto dei versi. Il marito ricorda i tempi luttuosi sia nel senso della recente morte della propria consorte sia l'ancora vivo ricordo della persecuzione. Per il nome della defunta Gaudenzia l'epigrafe è da ritenersi cristiana.

 

DEPOSITIO BONIFATI INNOCENT(IS) / QVI VIXIT ANN(OS) PL(VS) M(INVS) VI, DIES VIII. / D(E)P(O)S(ITVS) [EST ---?] KAL(ENDAS o ENDIS) DECEMB(RES o RIBVS) hedera
Epigrafe cristiana indicante la depositio di un bambino (Bonifacio), databile tra il IV ed il V secolo.

 

[---]QVIESCIT IN P[----] / [---] HVMILS PB [------] / [---]SI EN QVIET[------] / [---]TA MEA CON[------] / [---]I SINE VVTA[----] / [---]E NON PIA LE[-----] / [---]DERET MA[------] / [---]GNIS INESTIN[------] / [---]E MANVM TV[-----] / [---] SP [·] DEI IN TE [----] / [---]VPV PILARINT [---]
Epigrafe funeraria di un presbitero contenente preghiere tratte da libri liturgici (lezionari?).

 

 

[---]O I[---] / [---] MVNDA[---] / [---]IN SERMON[---] / [---]PINTI ET TVE MA[---] / [---]SSA HVMILIATA hedera A[---] / [---]OBA IN BISCERIBVS[---] / [---] PRINCIPALI CONFIRM[---] / [---]XVLTAVIT LINGVA MEA V[---] / [---] SI NON DILECTAVERIS hedera SACRIFIC[---] / [---]RI IERVSALE hedera TVNC ACCEPTAVIT S[---] / [---]DNE CONMENDO SPM MEVM hedera CREDO Q[---] / [---]HVMIL · EPISC hedera QVI VIXIT ANN[---]
È l'epigrafe funeraria di un vescovo, il cui qualificativo è l'humilitas, che aveva contraddistinto la figura di Erasmo. Sul modello di altre diocesi i vescovi si attribuivano un elemento caratterizzante il connotato evangelizzatore del santo titolare della diocesi. D'età altomedievale (anteriore al IX secolo) contiene l'intero salmo L (Miserere), il versetto 6 del salmo XXX ed il versetto 25 di Giobbe XIX. In Italia altro esempio è l'epitafio della chiesa di S. Saturno a Cagliari.

---] [ERA]SMI [---?]
Frammento di blocco marmoreo. Sulla fronte convessa è incisa una mitra. Databile per alcuni caratteri paleografici all'VIII-IX secolo.

Il saggio di A.G. Miele descrittivo dell'itinerario archeologico,è tratto da "Guida storico-archeologica della chiesa di S. Erasmo", a cura dell'Équipe di studi storico-archivistico-archeologici - Formia. Caramanica, Marina di Minturno, 1995, pp.27-39. Le foto, salva diversa indicazione, sono di A.G. Miele.

Il contributo di R. Frecentese su "Epigrafia cristiana" è tratto da "Guida storico-archeologica della chiesa di S. Erasmo", a cura dell'Équipe di studi storico-archivistico-archeologici - Formia. Caramanica, Marina di Minturno, 1995, pp.41-43.